by Domenico A. Di Renzo – MpA · 2 novembre 2017

Un sabato mattina autunnale, mite e soleggiato. Un tranquillo borgo, tra i più belli d’Italia, sulle colline romagnole. Non potevano esserci premesse migliori per l’intervista a Elena Sanchi, già ospite della nostra Vetrina Emergenti e cantautrice dalla spiccata sensibilità artistica e umana. Ecco cosa ci ha detto.

In Cuore migrante, il tuo primo disco, ti sei circondata di ottimi musicisti. Mi racconti come sono nate quelle collaborazioni?
Certo. Trovai un biglietto con il numero di telefono di un musicista, Daniele Di Gregorio, che impartiva lezioni di canto; non le classiche lezioni di canto, le sue lezioni erano incentrate sull’aspetto “interpretazione”. Premetto che arrivavo da un’esperienza formativa molto negativa presso l’Accademia di Cattolica. Avevo 16 anni, ero molto timida. L’insegnante dell’epoca, per spronarmi, mi diceva “sei un fantasma”. Tuttavia questo suo metodo mi inibiva ancora di più. Al punto che smisi di cantare per ben dieci anni e questo nonostante avessi sempre cantato e studiato pianoforte fin dall’età di 6 anni. Mi sentivo non capita, non trovavo più la voce per cantare.

Com’è arrivata la svolta?
Ho incontrato il mio attuale ragazzo, che all’epoca viveva nello stesso paese di Daniele Di Gregorio, Montecchio, nel pesarese; era il batterista in una cover band di Bob Marley. Iniziai così a cantare di nuovo facendo la corista per lui. Ritornò forte dentro di me la passione per il canto. Le lezioni di interpretazione a cui ho fatto cenno sopra mi hanno coinvolta, rappresentavano un approccio diverso al canto, una diversa sensibilità. Daniele mi ha dato uno stampo preciso; non privilegiare la tecnica ma la comunicazione: meglio una nota sbagliata che precisa, se quella nota è in grado di suscitare emozione. Perché la vera scuola è sul palco, in strada, nei concerti.
Ma Daniele è andato oltre; mi ha aperto gli occhi sul mondo del cantautorato, il mondo di Paolo Conte (Di Gregorio è musicista del cantautore astigiano, NdA) e dei cantautori in generale.

Un mondo che conoscevi bene…
Vero! Mio padre ascoltava i cantautori tramite i suoi tanti vinili, non solo Paolo Conte ma anche Fabrizio De Andrè e altri. Ho capito che quello era il mio mondo, il mondo che volevo raccontare e che tornava prepotentemente dentro di me. Insomma, mi si apriva un mondo nello spirito.

Senza dimenticare la tecnica…
Certo, e in questo senso devo molto alle competenze tecniche che è stata in grado di trasmettermi una cantante di estrazione jazzistica, Paola Lorenzi.

Leggendo la tua biografia, mi è sembrato di capire che i dieci anni di “pausa” dalla musica siano stati comunque fondamentali per la tua carriera musicale…
Assolutamente sì. Nei dieci anni in cui mi sono allontanata dalla musica è arrivata la laurea in giurisprudenza, con una tesi sulla tutela dei minori che mi ha portato in Africa per ben sei volte nel periodo dal 2008 al 2012. Sono stata in Zambia, Kenya, Tanzania, Madagascar oltre che – esperienza che mi ha arricchito e a cui tengo molto – a parlare di tutela e promozione dei diritti umani nelle scuole.
Daniele ha percepito la mia voglia di venir fuori come scrittrice. Cuore migrante è infatti il frutto degli appunti raccolti durante tutte quelle esperienze. Inizialmente in forma di spettacolo teatrale – lo abbiamo rappresentato in due date – è diventato poi un disco con gli arrangiamenti di Filippo Fucini, altro musicista di Montecchio.

E da lì il tuo primo tour…
Un tour di 40 date che ha coinvolto diversi tipi di location, da situazioni piccole, come possono essere barettini o rassegne locali in cui la musica fa solo da contorno, fino ai teatri, situazioni più grandi e impegnative. Sempre con un unico importante obiettivo: far arrivare la mia musica a più gente possibile.

In una nostra recente chiacchierata telefonica mi hai detto che la musica è per te un’esigenza. Mi spieghi meglio cosa intendi?

La dedica di Elena Sanchi al figlio Pietro nel libretto di Cuore migrante (clicca per ingrandire)

La musica tira fuori una parte di me che, altrimenti, non riuscirei a raccontare. La musica mi è sempre tornata davanti, anche quando la allontanavo, come in quei dieci anni di cui ti ho detto. Una parte di me che, mi dicevo, prima o poi riuscirò a tirare fuori. Quando nel 2013 è nato mio figlio Pietro è scattato in me il bisogno di insegnargli a inseguire i propri sogni. L’uscita del disco, avvenuta quando Pietro aveva due anni, è la concretizzazione di un lavoro in evoluzione e rappresenta proprio la voglia di lasciargli questa eredità. A tal proposito, gli scrissi una dedica nel libretto del disco.
Per me è stato molto importante il riconoscimento del Club Tenco che ha candidato Cuore migrante alla Targa Tenco 2015 nella sezione “Miglior opera prima”. Ho capito che la mia strada è la musica d’autore e che, come dice Daniele, io ricerco la bellezza non il successo.

 

 

Nella tua crescita artistica sono stati fondamentali i tuoi genitori, non ho dubbi. Ma da quello che ho capito seguendoti, immagino che la figura chiave di tutto sia stata tua nonna…
(nonna Emma è andata via a 102 anni, un anno fa… Elena ha gli occhi lucidi mentre parla di lei) I miei genitori si sono separati quando ero molto giovane; per questo la figura di nonna mi fa pensare alla casa. Da lei c’erano delle scalinate; mi piaceva cantare in quelle scale perché sentivo un’eco dall’effetto mistico. Andavo a cantare lì quando sentivo situazioni di disagio a casa mia. Nonna mi ha sempre incoraggiato tanto e anche adesso, se ci penso, non sento una casa mia ma, appunto, un cuore migrante.

Come nascono le tue canzoni?
Di solito mi cominciano a suonare in testa. Poi cerco di riprodurre la melodia al pianoforte e di trovare gli accordi giusti, quelli che rispecchiano al meglio l’armonia delle mie emozioni. Su quella musica canto in inglese. Solitamente nasce prima la musica. Ho inoltre l’abitudine di appuntare su post-it delle frasi che mi piacciono. Quando ho una musica mi chiedo cosa posso raccontare con quella melodia…

Cuore migrante rappresenta il passato, le certezze. Adesso però hai deciso di tentare un volo…. In caduta libera!
Dopo Cuore migrante arrivò la necessità di, in un certo senso, “morire”. Goodbye (il singolo di cui trovate il video alla fine dell’intervista, NdA) esprime un nuovo inizio e, per quanto possa sembrare triste, contiene invece un messaggio positivo, di speranza. Subentra in me l’esigenza di non dipendere da qualcuno. Mi son detta: mettiti sulla strada da sola, senza sentire il bisogno degli altri; vogliamo provare a fare questo salto nel buio in caduta libera? Ho bisogno di tutti ma anche di nessuno, non so se riesci a capirmi…

Penso che lo puoi spiegare bene parlandomi di Insolita…
Insolita è il tour nel quale ho reinterpretato in chiave femminile canzoni del mondo cantautorale maschile. Come ti dicevo, avevo bisogno di sentirmi coraggiosa e di percorrere nuove strade aprendomi a nuove collaborazioni. Il “cuore migrante” che pulsa è forse anche in questo, nella libertà di capire quando finisce una cosa e ne inizia un’altra, coerente con quello che sento.

Com’è nata l’idea?
Insolita è partito dall’intervista ad una ragazza sfregiata con l’acido. Mi ha colpito una frase di quella ragazza: non mi voglio sentire vittima.
Mi sono immediata immedesimata, ho cercato un nuovo coraggio dentro di me. Il tour di dieci date mi ha portato per la prima volta fuori dalla provincia di Rimini e di Pesaro. Ho quindi fatto un percorso inverso rispetto al solito, prima un disco di inediti e poi le cover…

Esiste un disco di Insolita?
Il progetto è rimasto solo un tour; mi piacerebbe in futuro riportarlo su disco, chissà. Posso però anticiparti che sto lavorando a un progetto che, come Insolita, affronta il tema della violenza sulle donne. Al momento non posso aggiungere altro ma vi terrò aggiornati (aggiornamento del 15/12/2017: leggi qui).

Ti senti di dare consigli agli artisti emergenti che ci leggono?
Bisogna farsi riconoscere, essere coerenti col proprio percorso. Mi dicono che dovrei andare a Sanremo o XFactor. Perché? Bisogna dare un messaggio alle nuove generazioni. Se l’obiettivo è che vuoi fare musica, bisogna prescindere dalla ricerca spasmodica del successo. Nella vita le strade si creano indipendentemente da tutto; come persone ci stiamo costruendo una strada, l’incontro di oggi per questa intervista lo dimostra. Le persone mi guidano, gli incontri che faccio mi tracciano la strada.

Elena Sanchi con Domenico A. Di Renzo, autore dell’intervista

In questi giorni hai lanciato una campagna di crowdfunding su Musicraiser per la realizzazione del nuovo disco.
Mi son detta ok, faccio questa cosa: dammi fiducia. Ho la necessità di chiedere alle persone che mi seguono di sostenermi, di darmi fiducia. Faccio molta fatica perché devo spogliarmi della mia timidezza. Ma non lo voglio fare per me, voglio farlo per te che mi segui. Ho bisogno di sentire che ci sei, di non cantare solo per me stessa. Voglio arrivare a te.

E noi di MpA ti staremo accanto in questo viaggio, Elena. Grazie per le emozioni che ci dai con la tua musica. E grazie per questa intervista.
Grazie a voi per l’affetto che mi arriva e il prezioso contributo! Conoscervi per me è stata una gioia e sono davvero felice di avervi accanto in questo volo… sempre più convinta che nulla avviene per caso! Grazie.

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Per saperne di più su Elena Sanchi:

Website: www.elenasanchi.it
Facebook: https://www.facebook.com/elenasanchitrio
YouTube: https://www.youtube.com
Soundcloud: https://soundcloud.com/elena-sanchi