Risveglio, a quasi tre anni di distanza da Cuore Migrante, è il nuovo album di Elena Sanchi. Anticipato dal singolo e videoclip Rimini, il disco contiene nove canzoni intense e ricche di poesia.

Passo dopo passo dentro il bosco dei Lillà, nel profondo buio, cerchi la tua identità” canta il primo verso del disco, il punto di partenza di questo nuovo viaggio tutto immaginario e già basta per essere catapultati in un mondo fantasioso, interiore, fatto di forme sinuose, colori vividi, a pastello, e di linguaggi evocativi ed emozionanti dove emerge tutta la ricerca di cambiamento e di crescita della cantautrice.

“Se in passato la musica è stata un’urgenza, una necessità anche egocentrica di esprimere un mio dolore, di trovare una collocazione nel mondo, oggi, invece, è qualcosa di meno personale, di meno tenuto per me”: mi spieghi meglio questa affermazione, che ho copiaincollato dalla tua pagina Facebook?

Ho sempre avuto la musica in testa, sin da bambina.

E’ stata una sorella nei momenti difficili, un’amica sincera alla quale sfogare la mia rabbia, la solitudine, la timidezza e la mia felicità. La musica non mi ha mai lasciata sola, nemmeno quando ho cercato di negarla e di allontanarla per sempre, il più lontano possibile. Per 10 anni ho smesso di cantare ma lei mi perseguitava, come un’ossessione!

Il canto in particolare è un canale attraverso il quale esplorare, esprimere e conoscere le emozioni più forti, è uno strumento di profonda crescita.

Da questa relazione intima e molto personale, sono riuscita poi con gli anni a farne uno strumento di relazione per parlare al cuore delle altre persone: ho imparato a mettere da parte la paura (più che altro quella di vincere) e a lasciarmi andarmi all’incontro con il mondo esterno percependo un forte bisogno di condivisione e liberazione.

Tre anni dopo “Cuore migrante” eccoti con un disco nuovo. E’ stato più semplice o più difficile questa volta? Come sono andate le lavorazioni?

Tre anni dopo “Cuore migrante” torno con un disco che vuole raccontare tutta questa trasformazione. Non so se sia stato più semplice o difficile però è stato sicuramente molto diverso. Il primo lavoro è stato il frutto di brani scritti durante un periodo lungo sei anni, da esperienze di viaggi in Africa. Prima di concretizzare il disco, ho suonato le sue canzoni in diversi live, quindi la sua realizzazione è stata l’affermazione di un percorso già in parte vissuto.

Le canzoni di questo nuovo progetto invece sono nate in studio e sono state scritte nell’ultimo anno. E’ un disco di forte rottura, di cambiamento, non solo da un punto di vista descrittivo ma musicale. Ho sentito la necessità di ricominciare, di ripartire da un’altra me, più consapevole e meno dipendente da antichi legami. Da qui il bisogno di sperimentare nuove collaborazioni che hanno saputo interpretare questo nuovo bisogno. Diego Brancaccio e Davide “Red” Battistelli, che insieme a me hanno curato gli arrangiamenti, sono stati due compagni di viaggio fondamentali. Uno degli aspetti più importanti delle lavorazioni è stata la campagna #incadutalibera su Musicraiser perché mi ha permesso di stringere un legame ancora più forte con il mio pubblico.

Perché “Risveglio”? E da cosa?

Il nuovo disco si chiama “Risveglio” e vuole comunicare, oltre alla mia urgenza di cambiamento, il bisogno di rinascita proprio anche della nostra società. Viviamo in un mondo molto complesso, super strutturato e, come individui, abbiamo perso molta fiducia nelle istituzioni e negli esseri umani in generale, siano essi i nostri vicini di casa di sempre o persone venute da un altro paese.

Molti uomini hanno paura e questo secondo disco vuole parlare ai loro cuori, ai loro occhi, per far sì che domani sia davvero più luminoso e coraggioso.

Dal punto di vista sonoro mi sembra che tu abbia cercato di variare il percorso il più possibile. Vorrei sapere se questo era il tuo intento e quali dischi ascoltavi di più durante la scrittura dei brani.

Si esattamente, ma non ho seguito una moda piuttosto che un’altra ma solo un’urgenza creativa. Le mie canzoni nascono al pianoforte e questa volta ho voluto mantenere questa essenza, verità. Ho ascoltato in particolare Niccolò Fabi, Cristina Donà, Yael Naim e un ritorno ai The Doors.

Come nasce “Rimini” e perché l’hai scelta come singolo di presentazione?

“Rimini” è il mio ritorno a casa, alla mia città natale per rinascere nuovamente dopo aver viaggiato lontano e dopo essermi persa per la paura di non essere accettata. Ho voluto presentare questo nuovo lavoro proprio ripartendo da qui, perché in fondo si parte sempre per ritornare, cambiati, diversi però più autentici a ciò che sentiamo di appartenere.

Elena Sanchi traccia per traccia

Si parte da Risveglio, title track dai toni chiaramente melodici e piuttosto favolistici. Il pianoforte amplia le impressioni, conferendo colori da soundtrack, mentre l’umore del pezzo si fa più baldanzoso.

Più omogenea e univoca In caduta libera, con un mood malinconico anche se non disperato: anche qui voce e piano fanno la parte del leone.

Rimini si riscopre più festosa, non troppo romagnola (anzi più francofona, ma dallo stile pianistico si dedurrebbero vicinanze più con i creoli della Louisiana che con la Francia propriamente detta).

Si prosegue con una molto più rock Tradire e fare, che mette gli strumenti a corda in evidenza e che sceglie per atteggiamenti ruvidi.

Si torna a svolazzare un po’ con Splendida notte, di nuovo immersa in atmosfere piuttosto retrò. Invece Senza nessuna esitazione mostra il lato meno morbido di Elena Sanchi, con la chitarra elettrica che si permette anche un assolo.

Sonorità ridotte al minimal con Goodbye, cantata con voce esile e accompagnata ancora dal piano ma anche da poche sensazioni elettroniche.

C’è un po’ di ambivalenza nei suoni di Sulla mia pelle, che parte piano ma poi acquista in termini di groove e di ritmo.

Il disco si chiude con Cambiamenti di stagione, primo episodio “corale” che pur avendo uno sviluppo sonoro semplice gioca con le armonie vocali fino a raggiungere buoni livelli di profondità.

Un album con molte facce e che dà qualche ragione a chi lo definisce “della maturità” (ammesso che essere maturi sia sempre un complimento). Elena Sanchi conferma di avere il tocco giusto per conferire poesia a tutte le proprie composizioni.

tratto da TRAKS MUSICA INDIPENDENTE